A ognuno di noi, talvolta, succede di essere in ritardo. Dormiamo troppo a lungo, calcoliamo male i tempi oppure semplicemente siamo troppo svogliati per fare qualcosa nel modo in cui Dio comanda.
Ogni tanto, però, ognuno di noi, mosso da non so quale spirito, è puntuale.
Trenitalia, invece, no.
Sono in piedi sulla banchina, lo spazio intorno è pulito e popolato da persone sorridenti che aspettano in ordine l'arrivo del treno delle 11:33. L'orologio della stazione segna le 11:30 e la locomotiva si presenta all'orizzonte. Poco dopo, insieme a un gruppo di altri passeggeri mi avvicino alle porte scorrevoli che si aprono, lasciando uscire dei viaggiatori giunti a destinazione. Salgo con calma i due gradini mentre una signora è aiutata da un ragazzo nel portare la sua valigia all'interno. Mi siedo in un vagone dai vetri trasparenti e illuminati dal sole, dopo aver appoggiato il mio zaino nell'apposito spazio libero. Presto si accomodano vicino a me altre tre persone e il treno parte. Sono le 11:33.
Un modo per non divenire preda della frustrazione e di quella rabbia che ti ribolle dentro, perché stai soffrendo un'ingiustizia e nessuno appare colpevole, è immaginare come idealmente sarebbe prendere un treno.
Invece, l'orologio della stazione (sempre che funzioni) segna le 11:49. Il treno non è puntuale e ogni cinque minuti quella simpatica voce automatica annuncia l'accrescersi del ritardo, quasi sfottendo i passeggeri in attesa con la vecchia provocazione "ci scusiamo per il disagio". I motivi non sono mai resi noti, se non nei rari casi in cui sono in atto i "lavori di potenziamento della tratta" che porteranno sicuramente a un "miglioramento del servizio per i clienti".
In seguito si sarà detto che ci sono stati problemi nella direzione, poi la centralina di Melzo, i lavori per l'Expo (non riesco a chiamarlo Expo, mi sembra il nome di un piccolo animale domestico, un po' maltrattato), l'infrastruttura ecc ecc. Il prossimo mese arriverà il pacchetto di scuse "Offerta Estate 2015". Non tradirà le attese, visto che i pacchetti autunno-inverno sono stati senz'altro validi.
La banchina è sporca e, appena arriverà quel maledetto aggeggio vecchio e trasandato, dovrò fare a gomitate per riuscire a entrarci. Se avrò la fortuna di sedermi, annegherò in una poltrona che porta ancora il sudore del fortunato che lì sedeva due settimane prima. Se avrò la fortuna di stare in piedi, affogherò nel sudore dei fortunati che lì sono stati poco fa.
La coincidenza è bella e andata, il biglietto ovviamente pagato e timbrato regolarmente, il rimborso non è contemplato.
Un sistema che palesemente non funziona, posto come fonte di lucro per avidi privati a fronte di un servizio che si colloca fra il vergognoso e l'indegno: è questo il sistema ferroviario italiano. Guardando più a Nord, non sono tantissime cose (come spesso si pensa) che dovremmo apprendere dai vari tedeschi,scandinavi o inglesi, ma il settore dei trasporti dovrebbe, senza ombra di dubbio, prendere a esempio l'opera della DB o della OBB nei rispettivi paesi. Nemmeno loro saranno perfetti, ma qualcosa in più sembra sappiano fare.
Dino
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